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Omaggio a Pompeo Mecozzi |
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Aldo Mecozzi / Unione Regionale Marchigiana di Mar del Plata - inserito il 24/07/2008 |
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![]() passato un mese dalla triste scomparsa di Pompeo Mecozzi, cospicuo fondatore e fautore dell’associazione marchigiana di Mar del Plata, tra i primi sodalizi della Regione creati nel Paese,
del quale è stato per ben venticinque anni anche vicepresidente nonchè collaboratore entusiasta con autentico spirito di volontariato nelle più svariate circostanze.
Uomo onesto e generoso, Pompeo ha saputo onorare la sua terra di origine con il lavoro, la imprenditorialità e l’attacamento alla famiglia. La sua storia di vita è semplice ma piena di significati
e certamente comune a tanti emigranti italiani. Cresciuto in una famiglia di contadini che viveva nelle strettezze e primogenito di nove fratelli, Pompeo, era nato ad Amandola in prov. di Ascoli Piceno (oggi Fermo) il 2 agosto 1925. Suo padre Enrico - Cavaliere di Vittorio Veneto - era invalido della prima guerra mondiale e quindi oltre a frequentare la scuola ha dovuto adoperarsi sin da piccolissimo negli ardui mestieri della campagna e non solo. Nella terra delle mille colline e delle vallate ubertose Pompeo trascorse i primi anni della sua gioventù. Ma le voci che parlavano di una terra promessa d’oltreoceano, suonavano intensamente nelle orecchie del giovane amandolese. Perciò non appena i cannoni della Grande Guerra si sono spenti, Pompeo, portatore dello spirito avventuriero di ogni emigrante e pronto alle sfide, decide l’espatrio in Argentina con la promessa ai suoi genitori di rientrare in pochi anni. A Buenos Aires arriva il giorno 11 novembre 1949 a bordo della ‘Francesco Morosini’ e nonostante non conosca la lingua, non trova grandi difficoltà per inserirsi immediatamente nel mondo del lavoro della grande urbe. Certamente i primi tempi risultarono duri e fatti di tante privazioni. Ma il desiderio di progredire e la volontà di farcela erano decisamente più forti. Inizia come cameriere presso il bar dell’ippodromo ‘porteño’ e contemporaneamente in alcuni noti ristoranti ed alberghi dell’epoca. Intanto nelle ore libere prende lezioni sulla riparazione e installazione di impianti elettrici, che col tempo diventeranno una delle attività preferite. Allo stesso modo di tanti altri emigranti pensa anche ad aiutare i suoi genitori inviando loro, di tanto in tanto, rimesse di denaro. Nel ‘52 arriva in Argentina Irene, la sua moglie, anche lei originaria di Amandola. E quindi c’era bisogno di farsi la casa, avere una famiglia. Proprio in quegli anni a Pompeo viene proposto un contratto di lavoro per il montaggio degli impianti elettrici in un edificio di nove piani nella città di Mar del Plata, distante 400 km della capitale argentina, dove questo tipo di opere si sviluppavano velocemente. E' proprio allora che che si mette in proprio fondando la ditta “P. Mecozzi & Cia”, senza però abbandonare il suo primo mestiere a Buenos Aires. Ma poi la grande espansione del settore edilizio lo spinge a trasferirsi definitivamente nella fiorente città balneare insieme alla moglie e ai sui due piccoli figli. E qui incontra tanti italiani, molti dei quali della sua stessa regione, con i quali nasce subito un particolare rapporto di amicizia. In poco tempo, Pompeo è riesce a costruirsi la propria casa in un quartiere caratteristico di Mar del Plata. I tempi sono favorevoli, il luogo meraviglioso, la vita in famiglia serena, ma la piena felicità ancora non c’è. La nostalgia per il natío loco, i genitori, i frattelli, gli amici, era sempre presente nella mente e nel cuore di Pompeo. Senza dimenticare però che aveva un impegno preso da portare a compimento. Quindi dopo tredici anni di assenza, fa il suo primo rientro in Italia in compagnia della sua famiglia al completo. L’incontro con i paesani di un tempo ha subito un impatto fortemente emotivo, gioioso, festivo. L’aria dei Monti Sibilini, il profumo della terra bagnata, del fieno appena tagliato, gli mancavano ed in ogni successivo ritorno al suo paese natio, Pompeo provava un’immenso piacere, la perfetta armonía, la somma felicità possibile dell'uomo ... secondo Leopardi. All’inizio degli anni ‘60 dà vita ad un’altra attività che abbraccia con notevole passione: la gastronomia. Studioso entusiasta della cucina italiana in particolare, apprese l’arte del buongustaio nel famoso ristorante del Hotel Vita, che apparteneva ad una famiglia di marchigiani qui approdati nel primo dopoguerra. Poi decide di farsi strada da solo nel settore e quindi acquista uno spazioso locale nelle vicinanze del lungomare dove apre una tavola calda “BellMar, che riscuote subito grande successo, soprattutto nelle stagioni estive, per un quarto di secolo. Nei lunghi inverni marplatensi invece, si dedica all’edilizia, tentativo che pure gli risulta pienamente favorevole raggiungendo lo sviluppo d’un piccolo quartiere nei dintorni della città. Pompeo era convinto che le nostre tradizioni, le nostre usanze, i nostri valori più cari, potranno essere preservati e quindi tramandati alle future generazioni purchè sostenuti da una ferma volontà. E sono proprio questi i valori e gli ideali di vita che Pompeo ha saputo onorare e trasmettere a tutti coloro che hanno avuto la possibilità di conoscerlo ed apprezzarlo. Grazie Pompeo. Ti ricorderemo con affetto. Riposa in pace. Aldo Mecozzi / Unione Regionale Marchigiana di Mar del Plata |
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