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La tragedia di Santa Rosa: il fatto. |
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Aldo Mecozzi / Unione Regionale Marchigiana di Mar del Plata |
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![]() ra il 30 agosto 1946, festivitá di Santa Rosa. Finito lo sciopero, che per piú di tre settimane aveva bloccato in assoluto l’attivitá peschereccia
a Mar del Plata, c’era forte necessitá di andare in mare a prendere del pesce per procurarsi il sostegno. In quella giornata serena ma di clima rigido, senza alcun indizio di tempesta, 35 imbarcazioni si sono lanciate alla cattura in modo preminente dello squalo, varietá allora molto ricercata per lavorazione dell’olio di fegato che si esportava sopratutto agli Stati Uniti, in particolare nei tempi della Grande Guerra. Ma per riuscire a trovare quella sorta di pesce nelle sponde marplatensi, occorreva navigare in oceano per varie ore verso il sud, con delle fragili navicelle di legno di quel tempo, e quindi lo sforzo si raddoppiava e i rischi dell’operazione aumentavano pericolosamente. Tuttavia i marinai marplatensi affrontarono sempre questo tipo di sfide con grande determinazione e coraggio. Purtroppo in quelle travagliate giornate la furia del mare aveva soggiorato molti di loro. In effetti, la stampa dell’epoca narrava che alle 8 della mattina del 31 agosto, si scatenó all’improviso una perturbazione atmosferica con pioggia e vento di fortissima intensitá che colpiva la zona costiera marplatense e non solo. Verso il mezzogiorno i venti da uragano provocavano onde fino agli otto metri di altezza. Nel corso di tutto il pomeriggio e con grande difficoltá cominciavano a rientrare in porto alcune imbarcazioni con gli scafi spezzati dall’estrema violenza della burrasca. In tanto l’angoscia e la paura pervase le famiglie degli equipaggi che attendevano giorno dopo giorno nel luogo di sbarco. Infine dopo una settimana di intense ricerche, in cui si era riusciti a recuperare alcune salme restituite dal mare insieme a qualche relitto, si conobbe la dimensione della sciagura: una barca affondata, quattro definitivamente smarrite, molte irreversibilmente danneggiate, 5 i corpi ritrovati, 26 i marinai scomparsi, 8 i superstiti e numerose le famiglie distrutte in particolare quelle dei componenti del equipaggio del ‘Pumara’, tutti nativi di Porto Recanati (Macerata): Antonio Bugiolacchi, Luigi Caporaletti, Luigi Nocelli di Giovanni, Luigi Nocelli di Biagio, Emilio Scalabroni, Giovanni Scalabroni e Luigi Valentini, unica salma recuperata. La triste notizia del naufragio del imbarcazione ‘Pumara’ colpi duramente gli abitanti dell’allora piccolo villaggio portorecanatese dove fu unanime il cordoglio e le attestazioni di soliedaritá, in particolare verso i parenti delle vittime. I sette sfortunati connazionali erano qui emigrati perché spinti dalla povertá nel natio loco, con la speranza di rientrare non appena le condizioni economiche lo avessero permesso, facendo intanto pervenire delle rimesse alle loro famiglie rimaste in paese. Ma il destino purtroppo aveva riservato per questi eroi caduti sul lavoro altrove, un’altro traguardo, nell’immensitá del mare, lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Fonti: Giornali dell’epoca: La Capital, El Puerto Libro Diamante 75° anniversario La Capital Potentia Archivi di Porto Recanati n. 16 anno 2004 Museo dell’ Uomo del Porto ‘Cleto Ciocchini’ Archivio Comunale R. Barili Libri autori vari Aldo Mecozzi / Unione Regionale Marchigiana di Mar del Plata |
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